Il blog, come si vede da quanto manca un post aggiornato, si è spostato sulla piattaforma Splinder, la decisione è stata presa in primo luogo per l'affidabilità della stessa, infatti arrivano mail nel caso ci siano interruzioni, il sistema avverte quando c'è stato un errore nel caricamento del blog, inoltre nel caso in cui si voglia effettuare l'aggiornamento, l'operazione riesce sempre, non come su Excite dove ho dovuto provare e riprovare per una settimana prima di poter scrivere queste righe......venite allora su http://liluxp.splinder.com
Chi tra noi non ha mai pronunciato il nome di Aiace o per lo meno non ce l'ha avuto in mente qualche volta? Basti pensare alla squadra di calcio di Amsterdam, l'Ajax, i cui giocatori erroneamente vengono chiamati lancieri.....perchè erroneamente? Semplice perchè la squadra trae il suo nome da Aiace Telamonio, invincibile, benedetto da Zeus in persona, mentre l'infallibile con la lancia è Aiace Oileo, meno famoso, comunque un breve sunto dei due personaggi:
Aiace Telamonio, era figlio del re di Salamina e fu elevato al rango di dio quando fu reso immortale da Zeus in persona, che lo coprì con una pelle di leone. Eroe a Troia, fu così sicuro della propria forza, del valore dimostrato e ancor di più convinto della protezione di Zeus che prima lo aveva reso immortale che pretese per sé le armi di Achille.
Il simbolo che doveva eleggere il più valoroso degli dei fu però consegnato, con sua grande sorpresa, ad Odisseo. Aiace uscì pazzo e uccise tutte le pecore che dovevano servire al nutrimento dellesercito.
Tornato in sé si tolse la vita per la vergogna, in un gesto di estrema riconoscenza ed umiltà. Il gesto fu apprezzato dagli dei e leggenda vuole che le tanto agognate armi di Achille raggiunsero un giorno la sua tomba portate lì dalle onde del mare.
Aiace Oileo, figlio del re di Locri Oileo era piccolo di statura e arrivò a Troia con 40 navi, era famoso come tiratore di lancia e veloce corridore, secondo solo ad Achille.
A causa dellira di Atena, poiché aveva fatto cadere la sacra immagine della dea violentando la sua sacerdotessa Cassandra allinterno del suo sacello, dovette lasciare la Troade e naufragò al largo dellisola di Miconos.
Salvato da Poseidone, si vantò di essere sopravvissuto nonostante lira degli dei ma il dio del mare, disgustato da tanta rozzezza e presunzione, con il suo tridente spezzò lo scoglio su cui sedeva Aiace che affogò.
I Locresi lo adoravano come un eroe e durante le battaglie lasciavano un posto libero per lui nelle formazioni.
Diomede è una figura della mitologia greca, figlio di Tideo e di Deipile, era uno degli eroi achei alla guerra di Troia.
Omero racconta di come la dea Atena accorresse in suo aiuto durante la battaglia. La sua forza era tale da battere anche Ares e Afrodite. Insieme ad Ulisse, si impadronì del Palladio, la statua da cui dipendevano le sorti di Troia.
Diomede diede anche prova di lealtà e spirito cavalleresco nei confronti di Glauco, principe di Lidia, che si batteva a fianco dei troiani, in ricordo dell'amicizia che univa le due famiglie. Diomede era anche uno degli Epigoni e, come figlio di Tideo, partecipò alla seconda parte della guerra dei Sette contro Tebe. Assecondò spesso Ulisse, quando si trattò di condurre trattative delicate, sia presso Agamennone che presso Achille.
Era un uomo abile e stratega, un uomo saggio, a cui si sollecitava - e si seguiva - il parere. Dopo la caduta di Troia, tornò ad Argo, ma sua moglie Egilea non ne desiderava il ritorno e gli tese molti agguati, tutti falliti.
L'infedeltà della moglie era forse stata ispirata da Afrodite, per vendicarsi della sconfitta subita davanti ai troiani. Diomede capì che il suo ritorno non era gradito e decise di abbandonare la città, imbarcandosi per l'Italia, dove la tradizione vuole abbia fondato molte città, tra cui Brindisi.
Dice la leggenda che Diomede abbia creato le isole Tremiti, infatti quando giunse in quelle zone gettò in mare tre enormi sassi che aveva portato con sé da Troia. Le tre isole a largo della Puglia furono per questo motivo, per lungo tempo, chiamate isole diomedee. E la leggenda che fa da sfondo alla loro nascita diventa ancora più affascinante quando la si lega alla morte delleroe greco. Si narra infatti che Diomede, sposata la figlia del re Dauno, visse in questi luoghi e che proprio in quelle isole volle essere sepolto in una tomba cinta da platani e sorvegliata dai suoi più fidi compagni mutati da Venere in uccelli. Uccelli che ancora oggi esistono e che gli abitanti del luogo chiamano "arenna"... a volte si possono udire i loro canti che ricordano le voci stridule che piangono leroe.
La figura di Orfeo è collegata a tre distinti, anche se non indipendenti, filoni di fonti e di documenti a noi pervenuti in forma spesso frammentaria, e tuttavia tale da consentirci di ricostruire un'immagine di questa personalità, così al confine tra la leggenda e la storia, qual'è appunto la figura di Orfeo. Orfeo compare anzitutto come iniziatore ed eponimo dei riti che appunto da lui prendono il nome, e della setta, la setta orfica, di cui abbiamo testimonianze abbastanza certe a partire dal V secolo avanti Cristo. In secondo luogo a Orfeo viene fatto convenzionalmente risalire quel complesso frammentario di produzioni poetiche, dal contenuto spesso oracolare ed enigmatico, che va appunto sotto il nome di poesia orfica, in qualche modo in maniera analoga a come l'Iliade e l'Odissea sono riferiti ad Omero. La poesia orfica è collegata a sua volta, secondo tradizioni e testimonianze pressoché concordi, ai riti eleusini e quindi è un ulteriore sostegno alla tradizione di un Orfeo collegato con riti di natura misterica ed iniziatica. Infine Orfeo compare come protagonista di due grandi miti dell'antichità: il mito di Orfeo e di Euridice, e poi un altro mito in cui Orfeo è presente come comprimario anziché come protagonista, cioè quello degli Argonauti: il viaggio di Giasone alla ricerca del vello d'oro, questa sorta di impresa di avventura impossibile ai confini del mondo conosciuto.
Queste tre fonti diverse che ci restituiscono la figura di Orfeo, alle quali appunto è consegnata l'immagine di questa figura mitica, in qualche misura possono essere anche utilizzate per ricostruire un'immagine di questo personaggio, valorizzando alcuni aspetti comuni a questi tre distinti filoni di fonti. Infatti è evidente che in tutti e tre la figura di Orfeo è collegata per così dire con una ricerca e con situazioni che si collocano al limite; sia nelle versioni mitologiche che prevedono appunto la discesa agli inferi del protagonista o il suo viaggio ai confini del mondo conosciuto, sia nelle testimonianze relative alle sette e ai riti orfici, sia nella poesia che da lui prende il nome, Orfeo è collegato con questa esperienza del limite, e più specificamente con una esperienza dell'aldilà, di ciò che si colloca al di là della frontiera del conosciuto, quasi a testimoniare o a confermare questo carattere di figura di confine, che è anche figura di confine, appunto, tra leggenda e storia. Vi è poi un secondo aspetto che emerge in qualche misura concordemente da questi tre distinti filoni di testimonianze: quello che vede in Orfeo la figura di un'artista: un poeta, un musico, colui che appunto coltiva le Muse. Figura di artista che è decisiva anche per comprendere l'andamento e soprattutto l'epilogo della vicenda che lo vede protagonista per quanto riguarda il mito di Orfeo e di Euridice; anzi è significativo ricordare che questo dato è un dato ricorrente in tutte le diverse e tra di loro anche talora disparate tradizioni relative alla figura di Orfeo: Orfeo il musico, Orfeo il poeta. In questa veste Orfeo è ricordato già nelle antichissime testimonianze che abbiamo sulla sua figura, o almeno già nelle citazioni più antiche che richiamano il mito.continua...
Molto affascina la figura di Tiresia, indovino cieco di Tebe. Secondo la mitologia greca, Tiresia fu reso cieco da Era (in latino, Giunone), moglie di Zeus (Giove), scontenta del suo arbitrato in una controversia con Zeus. Zeus lo consolò donandogli poteri profetici e facendolo vivere per sette generazioni. NellOdissea, Tiresia viene consultato da Odisseo (Ulisse), quando questultimo scende, per volere della maga Circe, nellade - il regno delloltretomba - e gli offre dei consigli per superare gli ostacoli che si opporranno al suo ritorno ad Itaca.
Nella mitologia greca è il simbolo del potere profetico e della saggezza.
Secondo una leggenda, Tiresia aveva irritato Era affermando - dopo aver cambiato sesso per sette anni - che nel rapporto amoroso è la donna a provare più piacere. Secondo unaltra leggenda, invece, fu reso cieco perché aveva visto Atena (in latino, Minerva) nuda, mentre prendeva il bagno ad una sorgente.
La tomba Francois è un tipico esempio di sepolcro ipogeo etrusco, unica nel suo genere dal momento che è la sola della necropoli di Vulci ad essere affrescata, in questo periodo è possibile ammirare le splendide immagini, prelevate dalla sede originaria per motivi di conservazione e per la prima volta di nuovo esposte al pubblico, in un locale opportunamente organizzato all'interno del castello dell'abbadia, nei pressi del parco archeologico di Vulci.
Celleno, ridente paese del viterbese ha origine mitologica, infatti anche se alcuni sostengono che il suo nome derivi da "cella" e quindi cavità, grotta, proprio come le abitazioni di chi vi abitava, altri credono che abbia origine da Cilenia, figlia di Italo, figlio di Enotro, che ebbe in dono dal padre per le nozze proprio un nuovo insediamento, evidentemente Celleno, fonte Dionigi di Alicarnasso. Ma la tesi più accreditata, pur sempre mitologica è legata alla figura di Cilenia, una delle arpie, che troviamo anche nello stemma della città.
Lo stemma, dalla figura non si vede bene, contiene anche la frase: "KEVA CONIUV APKALUME", che interpretato darebbe circa "il cittadino coniuge delle arpie".